Prototipi vs piccola serie: impatti su costo unitario e tempi

Quando si deve industrializzare una scheda elettronica (nuova o già esistente), una delle decisioni più importanti riguarda da dove partire: realizzare prima una prototipazione/campionatura oppure avviare direttamente una piccola serie.


La risposta non è “matematica”: dipende da obiettivi, rischi, complessità del progetto e vincoli di budget. In questo articolo mettiamo a confronto i due approcci in modo pratico, secondo l’esperienza operativa di Eurek.

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Prototipo e piccola serie: non è solo una questione di quantità

Nel linguaggio comune si tende a definire “prototipo” un numero basso di pezzi e “piccola serie” un lotto più consistente. In realtà, nella pratica industriale la soglia cambia da azienda ad azienda: per alcuni 10 pezzi sono campioni, per altri (macchine custom, produzione limitata) sono già “produzione”.

Più che il numero, a fare la differenza è spesso come si produce:

 

  • Montaggio manuale: può avere senso per pochissimi pezzi se la scheda lo consente.
  • Montaggio a macchina (SMT): diventa necessario quando la scheda monta componenti piccoli/complessi o quando il lotto (e l’obiettivo futuro) richiedono un’impostazione già “da serie”. La scelta nasce dalla valutazione della BOM (tipologia componenti) e del contesto produttivo, non dalla quantità “di listino”.

Costi: perché il prototipo costa di più (anche a parità di componenti)

Il motivo principale dell’aumento del costo unitario nella prototipazione è semplice: entrano in gioco costi fissi che, su pochi pezzi, pesano molto di più.

 

I principali “cost driver” del prototipo

  1. Attrezzaggi e costi di inizializzazione (imposti anche dalla filiera): se un costo fisso viene “spalmato” su 2 pezzi pesa molto più che su 20.
  2. Setup del processo (quando si usa la macchina): preparazione, codifiche, programmi macchina e controlli richiedono lavoro iniziale significativo.
  3. Acquisto materiali in piccole quantità: per componenti economici cambia poco, ma se in BOM ci sono parti costose, comprare quantità minime o non ottimali può incidere parecchio.

Il paradosso (vero) del prototipo

Fare più pezzi può abbassare il costo unitario, ma se il progetto è nuovo e c’è rischio di modifica, produrre “troppo” può trasformarsi in spreco: paghi meno a pezzo, ma rischi di buttare schede.

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Tempi: prototipo più veloce? Dipende (e spesso sì)

Sui tempi, la dinamica è meno intuitiva di quanto sembri.

 

  • Prototipo manuale: spesso è il più rapido “end-to-end”, perché evita il lavoro preliminare di setup macchina.
  • Piccola serie a macchina: una volta avviata, la macchina è rapidissima per pezzo, ma l’ordine di produzione richiede preparazione iniziale (programmi, controlli, organizzazione).

In sintesi: la macchina “corre” nel montaggio, ma per farla correre bisogna prima impostare tutto. Per pochi pezzi, se tecnicamente possibile, il manuale può essere più efficiente sul totale.

Prototipare o partire in serie? La scelta migliore nasce dallo “stato” del progetto

Uno dei criteri più importanti emersi è questo: il progetto è nuovo o consolidato?

 

Se il progetto è consolidato (stessa scheda, si cambia fornitore)

In molti casi la campionatura può avere poco senso: si rischia di spendere budget senza un reale vantaggio, perché la scheda è già validata sul mercato e l’obiettivo è trasferire la produzione.

 

Se il progetto è nuovo (o ha molte variabili)

La prototipazione è spesso la scelta più prudente: serve a validare e intercettare problemi prima che diventino costi seri su lotti più grandi.

Un’alternativa “ibrida”: partire con la produzione, validando le prime schede

Esiste anche un approccio intermedio, utile quando il costo della campionatura è difficile da sostenere: avviare un lotto (es. 200 pezzi) e chiedere che le prime 10 schede vengano consegnate in anticipo per la validazione, prima di completare la produzione. È una modalità delicata da gestire (anche operativamente), ma può evitare di pagare “due volte” (campioni + lotto).

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Prototipazione “pensata per la serie”: come evitare di ripagare tutto due volte

Un punto molto importante per chi decide: in Eurek l’analisi di fattibilità tende a ottimizzare il processo fin dall’inizio pensando anche alla produzione futura. L’obiettivo è fare in modo che, se il progetto non cambia, setup e attrezzaggi impostati nella prima fase restino validi anche per i lotti successivi, evitando di ripetere (e ripagare) attività già svolte.

 

Caso reale: perché i prototipi “salvano” i lotti

Un esempio recente: durante una prototipazione è stato intercettato un errore in un componente inserito nella BOM dal cliente.

La segnalazione ha permesso di correggere il progetto prima di avviare lotti annui da 1000–1500 pezzi, limitando l’errore a pochi campioni invece che a centinaia di schede. Certo: ha avuto un costo (nuova campionatura e attrezzaggi), ma il danno potenziale post-lancio sarebbe stato molto più elevato.

 

In pratica: come scegliere tra prototipo e piccola serie

Per decidere con criterio, le domande “giuste” sono:

  1. Il progetto è nuovo o già validato sul mercato?
  2. La BOM contiene componenti critici o molto piccoli che impongono il montaggio a macchina?
  3. Quanto costerebbe un errore scoperto dopo (su 200–300 pezzi o più)?
  4. Quanti pezzi servono davvero per la validazione? Fare “scorta” in prototipo può trasformarsi in spreco se il design cambia.

Ha senso ottimizzare per multipli di produzione (pannellizzazione/multiplatura)? A volte chiedere 4 invece di 3 evita sprechi di PCB.

Conclusione: non esiste una regola unica, esiste una scelta consapevole

Prototipi e piccole serie non sono “meglio o peggio”: sono strumenti diversi. Il prototipo protegge dal rischio tecnico, la piccola serie accelera l’industrializzazione quando il progetto è stabile. La scelta più efficace nasce da un confronto chiaro su stato del progetto, complessità BOM, costi fissi e obiettivi di validazione.

 

Se devi passare da prototipo a serie (o stai valutando se farlo), il team Eurek può aiutarti a impostare fin da subito un percorso coerente con tempi, costi e obiettivi di industrializzazione.

Hai un progetto da ottimizzare nei consumi?

Affidati a chi progetta da sempre con attenzione all’efficienza e alla sostenibilità. Il team Eurek è pronto ad aiutarti a sviluppare schede elettroniche smart, affidabili e ottimizzate.

 

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Come preparare i file per la produzione: BOM e Gerber

Preparare correttamente i file tecnici è il primo passo per avviare una produzione elettronica efficace, veloce e senza errori. Nell’articolo di oggi vediamo quali sono i file essenziali per ottenere un preventivo accurato da parte di un fornitore EMS, concentrandoci su due elementi fondamentali: la BOM (Bill of Materials) e i file Gerber.

 

Abbiamo pensato questo contenuto per progettisti, uffici tecnici e responsabili acquisti che vogliono ridurre tempi e incertezze nella fase di preventivazione e prototipazione.

eurek - perparare file produzione 2

Perché una documentazione completa è cruciale

Quando un cliente invia una richiesta di preventivo per la produzione conto terzi di una scheda elettronica, la qualità e la completezza della documentazione fornita fanno la differenza tra una risposta veloce e precisa… o uno stallo.

In particolare, la distinta base (BOM) e i file Gerber sono i due file indispensabili che permettono di:

 

  • calcolare correttamente il costo del progetto
  • avviare la fase di approvvigionamento e preventivo dei materiali
  • valutare la realizzabilità tecnica del circuito stampato

Vediamoli nel dettaglio.

BOM: la base di partenza per il preventivo

La Bill of Materials (BOM) è un file, solitamente in formato Excel, che elenca tutti i componenti necessari al montaggio della scheda.

 

Una BOM ben strutturata deve contenere almeno:

 

  • Codice del componente
  • Codice del costruttore (es. Texas Instruments, STMicroelectronics)
  • Quantità per ciascun componente
  • Riferimenti di posizionamento sulla scheda (es. R1, C5, U7…)
  • Indicazione del lato di montaggio: Top o Bottom (soprattutto per schede a doppia faccia)

Errori comuni che rallentano la preventivazione:

 

  • Codici non corrispondenti tra componenti e costruttori
  • Quantità errate o incoerenti con il numero di posizioni
  • Link obsoleti a datasheet o PDF non aggiornati

Una distinta precisa consente all’ufficio acquisti di valutare i costi reali dei componenti e al reparto produttivo di stimare con accuratezza i tempi di produzione.

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Gerber: il file che “disegna” il circuito stampato

Il file Gerber invece, è il documento tecnico che descrive in modo dettagliato il layout del circuito stampato (PCB). È un insieme di layer digitali, leggibili solo con software dedicati, che definiscono:

 

  • il disegno delle piste e dei piani di rame
  • i fori e i vias
  • le serigrafie e soldermask
  • la geometria meccanica della scheda

Nel flusso di preventivazione, i file Gerber servono a:

 

  • inviare richieste di offerta ai fornitori di PCB nudi
  • definire il materiale per l’attrezzaggio (es. lamina di saldatura)
  • verificare la producibilità del layout

Consiglio pratico che abbiamo imparato negli anni: allegare anche un PDF di “Assembly Drawing” o una vista meccanica aiuta a velocizzare l’interpretazione, soprattutto in schede complesse.

Piano di montaggio: file accessorio ma utile

Sebbene non sia indispensabile in fase di preventivo, allegare anche un piano di montaggio o una planimetria di posizionamento dei componenti può risultare utile per semplificare la comprensione dello schema e accelerare ulteriormente il processo di valutazione.

Cosa succede se i file sono incompleti?

Citando testualmente i nostri colleghi:


“Se manca anche solo una delle informazioni fondamentali, il preventivo non può essere calcolato. Si blocca tutto finché non abbiamo i file corretti.”

 

Insomma, oltre a ritardare la risposta, un file mancante o incoerente rischia di causare errori nella fase produttiva o portare a valutazioni errate sui costi.

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Conclusione

La preparazione corretta dei file tecnici è una responsabilità condivisa tra il progettista e il partner EMS. Una documentazione completa e chiara non solo accelera la risposta al preventivo, ma riduce gli errori e costruisce le basi per un processo produttivo fluido ed efficiente.

 

Se hai dubbi su come preparare i file per il tuo prossimo progetto elettronico, il team Eurek è a disposizione per supportarti nella verifica e ottimizzazione della documentazione.

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Come migliorare l’efficienza energetica delle Schede Elettroniche

Nel settore industriale, l’efficienza energetica non è più un’opzione, ma una necessità.
I progettisti e produttori di schede elettroniche sono sempre più chiamati a ridurre i consumi, aumentare l’affidabilità e contribuire attivamente alla sostenibilità ambientale.

 

In questo articolo, esploriamo le strategie tecniche, progettuali e relazionali che permettono di ottimizzare i consumi energetici delle schede elettroniche, partendo dall’esperienza diretta del team Eurek.

close up scheda elettronica 1

Perché l’efficienza energetica è un requisito fondamentale

L’interesse verso l’efficienza energetica è trasversale: coinvolge aziende di ogni settore e dimensione. Le ragioni principali sono legate sia a pressioni esterne, sia a esigenze operative concrete. Alcuni esempi:

 

  • Normative e requisiti di mercato sempre più stringenti
  • Pressione dal cliente finale verso prodotti “low consumption”
  • Riduzione dei costi di esercizio e manutenzione
  • Maggiore affidabilità e durata del prodotto

Prodotti progettati per consumare meno generano meno calore, riducono la necessità di raffreddamento attivo, semplificano la struttura meccanica e garantiscono una maggiore durata nel tempo. L’impatto è evidente anche in termini economici: meno energia consumata significa anche meno costi operativi.

In sintesi, una scheda elettronica efficiente è più compatta, stabile e rispettosa dell’ambiente.

Tecnologie per ridurre i consumi energetici

In Eurek, le strategie di risparmio energetico iniziano già dalla scelta delle tecnologie chiave. Si privilegiano architetture che prevedano processori a basso assorbimento, con possibilità di disattivare i core inattivi o gestire in modo intelligente i clock di sistema.

 

Un altro elemento è la digitalizzazione: convertire in digitale il segnale il prima possibile aiuta a evitare dissipazioni caratteristiche dei percorsi analogici. Anche la modularità gioca un ruolo importante: un layout che ragiona per blocchi funzionali permette di distribuire in modo più efficiente l’energia.

 

Le schede a basso consumo lavorano spesso a tensioni inferiori al singolo volt, con stadi multipli di alimentazione e regolatori selezionati per minimizzare le perdite. In applicazioni industriali che richiedono controllo motore, come l’azionamento di ventole o pompe, l’utilizzo di inverter brushless basati su componenti a elevata efficienza (come i semiconduttori di ultima generazione) è ormai prassi consolidata.

 

Un chiarimento importante: il consumo energetico di una singola scheda rappresenta, nella maggior parte dei casi, una frazione del totale assorbito da una macchina industriale. Tuttavia, progettare una scheda ottimizzata nei consumi ha comunque un impatto rilevante in termini di compattezza, affidabilità e riduzione degli interventi manutentivi. È una scelta che si riflette sulla qualità complessiva dell’intero sistema.

migliorare efficienza schede elettroniche 1

Progettazione efficiente: una questione di metodo

L’approccio “energy aware” di Eurek si riflette in ogni fase del ciclo progettuale. Non è un’aggiunta dell’ultima ora, ma parte integrante della cultura tecnica.

 

  • Evita l’uso di circuiti energivori a monte
  • Seleziona componenti già disponibili in magazzino, evitando sprechi e sfridi
  • Ottimizza il layout PCB per minimizzare dispersioni e ingombri
  • Riutilizza risorse interne per aumentare l’efficienza globale della produzione

Si parte da un’analisi preliminare dei requisiti del cliente, spesso non esplicitamente focalizzati sul consumo, ma che contengono margini per ottimizzazioni. Si valutano con attenzione la disponibilità dei componenti e la possibilità di riutilizzare risorse interne, evitando soluzioni eccessivamente energivore o ridondanti.

Il layout PCB viene disegnato per minimizzare le perdite, semplificare le connessioni e migliorare la gestione termica. Inoltre, ogni scheda viene pensata per facilitare il test e la manutenzione, riducendo la necessità di rilavorazioni e, quindi, di sprechi energetici e materiali.

L’attenzione al consumo non è un ostacolo, ma una leva progettuale: l’investimento iniziale viene ampiamente ripagato da una gestione semplificata e prestazioni più stabili nel lungo periodo.

Un caso reale: risparmio energetico attraverso la sensoristica intelligente

Un progetto realizzato per un impianto industriale di asciugatura ha dimostrato concretamente come sia possibile ottenere risparmi significativi attraverso l’integrazione di sensoristica più precisa.

 

Inizialmente, il cliente applicava un tempo extra di asciugatura per sicurezza, consumando inutilmente energia. Eurek ha introdotto una nuova generazione di sensori che ha permesso di monitorare con precisione lo stato effettivo del materiale, eliminando quei 10 minuti superflui.

 

Il risultato? Un processo ottimizzato, consumi ridotti e prestazioni migliorate. Un esempio perfetto di come l’elettronica progettata in modo consapevole possa avere un impatto concreto sull’efficienza di tutto il sistema.

Benefici concreti per chi costruisce

Una scheda elettronica progettata con attenzione all’efficienza non solo consuma meno, ma offre una serie di vantaggi diretti per chi progetta e costruisce la macchina:

 

  • Schede più compatte: occupano meno spazio all’interno del quadro o dell’involucro, lasciando maggiore libertà progettuale nel posizionamento dei componenti e semplificando l’architettura meccanica.
  • Minore stress termico sui componenti: temperature di esercizio più basse significano maggiore affidabilità nel tempo e una drastica riduzione delle chiamate post-vendita legate a guasti precoci.
  • Eliminazione delle ventole: in molti casi, è possibile evitare l’uso di ventilazione forzata, riducendo l’usura meccanica, eliminando problemi di accumulo di polvere e abbattendo i costi di manutenzione periodica.

Questi elementi non vanno considerati come semplici vantaggi tecnici, ma come elementi di marketing industriale: rafforzano la percezione di modernità, qualità e affidabilità della macchina. In ultima analisi, migliorano l’esperienza dell’utilizzatore finale e consolidano il valore del brand del costruttore.

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Dati, dialogo e consapevolezza: la chiave per migliorare

In molti progetti, il vero cambiamento nasce dal confronto con il cliente. 

Per attivare miglioramenti reali, servono:

 

  • Dati affidabili sull’uso effettivo della macchina
  • Collaborazione aperta tra chi progetta la parte elettronica e chi costruisce la macchina
  • Tempo e risorse per testare soluzioni alternative

Quando è possibile condividere dati reali sul comportamento della macchina e sul consumo effettivo, il team di progettazione può proporre soluzioni mirate, anche a livello firmware o architetturale.

Eurek lavora per creare questo tipo di rapporto: aperto, collaborativo, orientato all’obiettivo. Per questo le ottimizzazioni non sono solo teoriche, ma si trasformano in risultati concreti e misurabili, che il cliente apprezza anche sul lungo periodo.

Conclusione: efficienza come cultura progettuale

Progettare in ottica energetica non significa rinunciare alla performance, ma piuttosto cercare il miglior equilibrio tra consumo, funzionalità e sostenibilità.

In Eurek, ogni progetto è un’opportunità per fare meglio, consumare meno e generare valore. Perché l’efficienza energetica non è una moda, ma un metodo, e soprattutto un impegno verso il futuro.

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