Claudio Lanconelli

Imola, 16 marzo 2021


Ciao Claudio

Grazie per aver accettato di sottoporti a questa intervista.

L’Ufficio Tecnico di Eurek è composto da cervelli importanti. Tu sei il diamante grezzo della nostra Azienda. Il tuo Talento è riconosciuto anche all’infuori della nostra realtà.


Sei entrato qui come Softwarista e ora sei un esperto dell’Hardware. Raccontaci questa evoluzione professionale.


C: In realtà in un sistema embedded hardware e firmware sono strettamente interconnessi e avere la visione d’insieme aiuta molto nella progettazione. Mi sono formato prima come elettronico, poi come softwarista e poi sono tornato a occuparmi dell’hardware, ma ancora oggi qualche progetto di firmware lo seguo e porto avanti lo sviluppo del nostro BSP e framework EcceGui per i microcontrollori principalmente basati su architettura Cortex-M. Fin dagli inizi degli studi ho capito di avere una passione per i sistemi a microprocessori, in quella zona grigia tra hardware e software dove per scrivere il codice bisogna avere una profonda conoscenza dell’architettura hardware. In seguito ho anche lavorato come softwarista in ambito gestionale, ma ho capito da subito che quella non era la mia strada.

 

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L’Hardware è il cuore di ciò che facciamo, una buona progettazione Hardware è la base di tutte le fasi di sviluppo successive. Da dove parte il tuo lavoro e come si compone?

 

C: In genere parto dalla raccolta delle specifiche, dall’analisi delle soluzioni, alla ricerca dei componenti che più si adattano ad un determinato lavoro, fino alla stesura dello schematico e realizzazione del circuito stampato. In questa fase è particolarmente utile il CAD 3D e mi interfaccio con Maurizio per adattare la forma scheda al contenitore in cui andrà alloggiata, tramite il CAD si possono trovare le prime incongruenze e correggerle prima della realizzazione del prototipo. In seguito alla realizzazione del primo prototipo seguo i primi test di funzionamento, i test di suscettibilità e emissione dei disturbi elettrici, e le eventuali correzioni che sono da apportare alla scheda.

 

Sei rinomato per i tuoi progetti e successi personali, in particolare per il tuo PonyProg.

Quando è nato e per quale esigenza?

 

C: Fin dai primi anni ho creduto nel open-source, ho seguito fin dai primi sviluppi Linux e ho contribuito anche in piccolissima parte al suo sviluppo tramite la stesura di un paio di driver, in seguito sono diventato un suo fedele utilizzatore. E qualche piccolo progetto, a volte poco più di un’idea, la rendevo disponibile sul web. Devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso il discreto successo di PonyProg che ha raggiunto qualche milione di download. PonyProg si componeva di un hardware spartano alla portata di tutti che si collegava alla porta seriale o parallela del PC e un’interfaccia software intuitiva (e questa era probabilmente il suo punto di forza) che rendeva semplice la programmazione di piccole memorie eeprom e microcontrollori come l’AVR o il PIC. PonyProg ha incontrato l’esigenza di quegli anni di programmare le eeprom che si erano diffuse nei telefoni cellulari, nelle autoradio, TV Sat, oltre che agli hobbisti che volevano iniziare a programmare un microcontrollore, prima che nascesse e si diffondesse Arduino.

Sei in Eurek dal 1998. In questi 23 anni, cosa ti ha dato Eurek?

C: Oltre alla possibilità di conoscere persone a dir poco eccezionali, mi ha dato la possibilità di formarmi e crescere in vari ambiti, l’opportunità di occuparmi ogni volta di un progetto diverso dall’altro, la libertà di scegliere e utilizzare gli strumenti più opportuni. Per fare un esempio negli anni mi è stata data la libertà di scegliere e installare sul nostro server Linux gli strumenti per la documentazione TikiWiki, per la gestione delle revisioni software (prima CVS poi GIT) fino a Jenkins per la continuous-integration e l’archiviazione dei vari build. Penso che per ogni azienda lasciare spazio al reparto R&D di sperimentare nuovi strumenti e nuove soluzioni sia indispensabile e alla lunga ripaga sempre.

 

 

Il nostro Reparto Tecnico è il fiore all’occhiello della nostra Azienda. Spiegaci perché secondo te funziona così bene.

C: Con il rischio di ripetermi perché è composto da persone eccezionali e ognuno compensa la mancanza dell’altro. L’esperienza dei più “anziani” è subito acquisita e incamerata dai più giovani e tutta la squadra ne trae beneficio. Perché se è vero che si impara dai propri errori, citando Sam Levenson Devi imparare dagli errori degli altriNon puoi vivere abbastanza a lungo per farli tutti da solo.”

Gabriele Palmeri

Imola, 22 febbraio 2021


Ciao Gabriele,
il tuo ruolo consente a Eurek di carburare a pieno. Ti occupi dell’organizzazione del
reparto produttivo, e umanamente sei una figura di riferimento per i nostri ragazzi.

Qual è il valore aggiunto che Eurek offre sul mercato?
G: Il valore aggiunto di Eurek è sicuramente la velocità di risposta di fronte a richieste di
vario genere che possono andare dalla modifica di una distinta, a una quantità del lotto, a
un aggiornamento firmware oltre che alla flessibilità nel cambiare in corso d’opera la
produzione in essere, in base a eventuali modifiche richieste dal cliente.

Perché una buona organizzazione e schedulazione della produzione influisce
positivamente sulla qualità del prodotto offerto? E in che modo organizzi i processi
interni?


G: In questo momento particolare di mercato l’organizzazione della produzione è “tarata”
molto spesso dall’arrivo del materiale che, per quanto possa essere pianificato con
tempestività, molte volte subisce dei ritardi e questo fa sì che si debba cambiare in corso
d’opera la pianificazione anche giornaliera.
I processi interni sono pianificati secondo una tabella di tempi che consente di bilanciare
le ore giornaliere dei vari reparti in modo tale che possa emergere in modo corretto il
concetto di cliente/fornitore da un reparto all’altro: ogni reparto aziendale deve essere
consapevole che il proprio collega può essere sia fornitore che cliente e quindi
l’approccio alle lavorazioni vengono fatte con un’ottica di miglioramento continuo per fare
in modo di soddisfare appunto un cliente.
L’obiettivo principale di Eurek deve essere quello di soddisfare a pieno tutte le esigenze
del cliente nei modi e nei tempi richiesti, salvaguardando sempre il benessere lavorativo
dei suoi collaboratori.

Gabri

Fino a che punto gli equilibri del Team sono importanti per il funzionamento dell’intera
azienda?


G: In generale nella vita bisogna avere un giusto equilibrio in tutto ciò che si fa e questo
vale anche e soprattutto nell’ambiente di lavoro, dove in generale passiamo tutti la
maggior parte del nostro tempo. Avere una buona armonia tra i vari componenti del Team
è fondamentale per affrontare al meglio tutte le sfide e le incognite che si presentano
quotidianamente. Questo porta sicuramente ad avere una collaborazione costante tra tutti
i componenti della “famiglia” Eurek.

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Quali sono i tuoi punti forza come persona che ritieni di aver trasmesso in Eurek?


G: Penso che il mio punto di forza sia il coinvolgimento che ho con tutte le persone che
compongono il Team del quale sono Responsabile, cerco di essere sempre presente e
disponibile con tutti puntando sul dialogo costante perché penso che, soprattutto in una
realtà come Eurek, sia fondamentale avere una comunicazione efficace e continuativa con
tutti i collaboratori sia che si tratti di questioni lavorative sia personali. A mio avviso iniziare
la giornata chiedendo: “ciao come stai, tutto bene?” ci ricorda che siamo prima di tutto
delle persone

Gianluca Renzi

Imola, 19 gennaio 2021


Ciao Gianluca!

Sei da sempre il nostro Linux Man: attraverso le tue competenze abbiamo imparato l’importanza dell’Open Source come strumento di lavoro e corrente di pensiero.

La condivisione dei saperi e delle procedure è tanto alla base di questo concetto quanto del tuo contributo come persona all’interno del nostro Team.


Come è iniziato il tuo percorso in Eurek? Come sei entrato a contatto con la nostra realtà?

G: Dopo un’esperienza come consulente Linux sui database relazionali in giro per l’Europa, mi stavo guardando attorno per vedere se ci fosse vicino a casa un’Azienda con la quale condividere le mie esperienze nel campo di Linux in primis, del software e dell’hardware, ed ho visto che esisteva una realtà che integrava tutti e tre i requisiti! Ho inviato il mio Curriculum Vitae all’Eurek ed eccomi qua. Il resto e’ storia…

In che modo le tue conoscenze Linux sono utilizzabili all’interno dell’Azienda?

 

G: Già dall’inizio si cercava di utilizzare software libero (GNU/GPL) per non gravare ulteriormente sull’Azienda di costi di licenze, di software proprietario ecc., soprattutto per sviluppare il software ed il firmware per le nostre schede. Il passaggio a Linux è stato la naturale evoluzione del gruppo di R&D. Chiaramente all’inizio per chi non masticava di Linux, la curva di apprendimento per i miei colleghi è stata decisamente ripida, ma una volta entrati nel meccanismo tutto è estremamente semplice, visto che segue la fIlosofia K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupid): per fare cose complesse, occorre mettere insieme tante cose più semplici, ove ognuna svolge il suo compito in maniera efficiente e sicura.

Perché per Eurek è fondamentale l’Open Source per i sistemi Embedded?

 

G: Come dicevo prima, innanzitutto per non gravare ulteriormente sui costi di licenze software aggiuntive. Inoltre grazie al movimento Open Source e Linux è estremamente facile, trovare persone che hanno già affrontato e risolto brillantemente diverse problematiche. Quindi è molto facile trovare soluzioni già funzionali che non richiedano una riscrittura da zero di tutto.
L’importante è che vengano rilasciate in maniera gratuita e liberamente consultabili e utilizzabili da tutti. Questa è la filosofia Open Source: dare la possibilità a tutti di poter accedere gratuitamente alle informazioni necessarie. E, naturalmente, rilasciare le proprie informazioni di dominio pubblico attraverso il web. I tempi di sviluppo del software si sono notevolmente accorciati, perché utilizzando strumenti già conosciuti e che possono essere provati prima su un PC con Linux e poi sui nostri sistemi embedded Linux, si riducono a considerare solamente le effettive differenze dei due ambienti. Per ogni problema, c’è una comunità Open Source pronta ad aiutare.

Dal 2002 sei un pilastro dell’Azienda. Parlaci del tuo Team e dell’importanza che ha la condivisione delle conoscenze in ambito Hardware e Software.

 

G: Innanzitutto la condivisione delle informazioni tra tutti, porta il gruppo a non essere dipendente da una persona, perché il gruppo è in grado di poter apprendere le conoscenze necessarie semplicemente studiando o affrontando problemi già risolti da altri, cercando in Internet. Questo porta ad un appiattimento delle specifiche conoscenze per cui, qui in ufficio, siamo quasi del tutto interscambiabili. Comunque la maggiore conoscenza del proprio campo rimane un must ed un valore aggiunto notevole, ma utilizzando strumenti Open Source, è abbastanza agevole passare da un progetto ad un altro, cambiando anche il campo di applicazione. Per esempio è facile che il progettista hardware prima di prendere in esame un tipo di connessione oppure un prodotto, ne verifichi la funzionalità con gli strumenti Open Source, per cui il progettista del firmware si troverà a scrivere dei device driver anche in assenza della scheda, riducendo l’accensione alla sola verifica di funzionamento di tale driver. Allo stesso modo il progettista UI & HMI: sapendo che sulla scheda sarà montato quel microprocessore oppure un altro, può cominciare a sviluppare il software applicativo anche senza la scheda hardware sottomano. Si potrebbe limitare a testarlo sull’hardware solo in fase finale, riducendo così i tempi di sviluppo del software. Tutto questo a vantaggio dei costi vivi dell’Azienda.

Alberto Ricci Bitti

Imola, 28 ottobre 2020

 

Ciao Alberto,

Tu sei il mentore creativo della nostra Azienda. Ti distingui per il tuo modo di analizzare, scomporre e comprendere le cose. Il tuo sguardo è sempre sulle tecnologie future per rendere Eurek sempre un passo avanti.

 

Come hai conosciuto Eurek e perché ci hai scelti?

 

A: È una storia che ha origini lontane, quando ancora le interfacce utente non erano un “hot topic”, e un gruppo di appassionati si ritrovava nei weekend per realizzare un ricevitore radio computerizzato facendosi guidare solo dalla propria immaginazione. Io avevo il compito di sviluppare l’interfaccia visuale. In quell’occasione ebbi modo di conoscere uno dei soci della Eurek che capì subito il potenziale di quelle idee; ed io ebbi modo di apprezzare l’apertura mentale, lo slancio e lo spirito costruttivo che fondavano l’azienda. Ne nacque un’amicizia ed una collaborazione che durano fino ad oggi.

Qual è il tuo compito all’interno dell’Azienda?


A: È una domanda che non mi sono mai posto! Il mio ruolo sfocia in modo naturale dalle mie curiosità, una fusione fra tecnologia e user experience che ben si adatta al mio lavoro di tutti i giorni: la progettazione, la grafica e la programmazione degli schermi touch che abbiamo imparato a conoscere grazie alla diffusione di smartphone e tablet, e che oggi si adattano ad ogni tipo di apparecchio industriale. A questo ruolo si affianca sempre più una funzione di consulenza e formazione, perché sempre più clienti scoprono che non esiste dispositivo o macchinario che non possa beneficiare di nuovo valore grazie alla connessione, alla condivisione di dati e alle tecnologie internet.

Qual è il tuo approccio nello studio delle interfacce grafiche che i clienti ci commissionano?

 

A: Per me è indispensabile conoscere approfonditamente il prodotto in cui l’interfaccia andrà inserita. Tutti tendiamo ad identificare l’intero prodotto con il pannello di comando, sia esso un cruscotto, un sito, un bancomat o una macchina del caffè.
Il primo passo è trasformare gli “utenti” da generici utilizzatori in persone, figure più specifiche di cui analizzare caratteristiche, obiettivi, esigenze e priorità. E’ un procedimento che scatena un milione di domande (quando, come, perché e da chi viene utilizzato il dispositivo?) e non è insolito chiedere informazioni a tutte le figure aziendali, sviluppo, produzione, vendite, assistenza e marketing compresi. Nel caso ideale si osserva l’utilizzo sul campo, ma nel mondo industriale questo non sempre è possibile. Occorre molta curiosità e non bisogna cedere alla tentazione di fare una mera “fotocopia digitale” della situazione esistente. Raccolte tutte le informazioni, lo scoglio successivo è comunicare e rendere reale la visione del prodotto, di come le nuove tecnologie potranno migliorarlo,in modo che possa essere recepito da tutti: con storyboard e mockups cerchiamo di rendere l’idea del look and feel del prodotto finale. Un buon lavoro preliminare rende lo sviluppo finale del codice software più semplice e lineare.

Fino a che punto la User Experience e il codice Software sono collegate?

 

A: Più che collegato, direi proprio “cucito”! Il software è la materia grezza, il tessuto col quale si confeziona la User Experience. Come ogni buon sarto sa, occorre un buon tessuto, il giusto taglio, ed un lavoro esperto, accurato e paziente per arrivare a confezionare l’abito. Solo a lavoro finito, tessuto e cuciture spariranno dietro a quello che tutti vedranno come un impeccabile abito completo.

 

Il tuo metodo di lavoro è basato sull’analisi, per te è fondamentale “mettersi nei panni” di chi utilizzerà le nostre schede elettroniche. Da quale corrente di pensiero proviene questo modus operandi?

 

A: Quello che è poco noto è che c’è una solida disciplina scientifica dietro all’analisi dell’usabilità. Devo molto ad autori come Donald Norman (Apple, Hp), Jakob Nielsen (Sun, NNG), Alan Cooper (Microsoft) per avere tracciato le linee di riferimento che sono indispensabili per non perdere la bussola e prendere decisioni in un campo che, per sua natura, muta ed evolve continuamente. Fra le più grandi lezioni vi sono quella di non chiedere specifiche ma raccogliere le esigenze, di non chiedere cosa fare ma osservare come lo si fa, di registrare le interazioni e testare sempre le soluzioni. E, non ultimo, di non avere paura di scartare un’idea che si è rivelata inefficace: in questo campo, la soluzione perfetta non esiste.

Barbara Zaccherini

Imola, 24 settembre 2020

Ciao Barbara,

l’Eurek è una famiglia per te. Questa Azienda si fonda su forti valori, primi fra tutti l’impegno e la
dedizione che ti hanno spinta a soli 20 anni a prendere le redini di questa realtà insieme a Monica,
diventando nei primi anni 90 una giovanissima imprenditrice.

La creatività è ciò che da sempre ti contraddistingue. In questi anni ti sei occupata di elettronica
durante il giorno e hai cucito abiti come hobby alla sera, imparando che le due cose vanno di pari
passo: l’elettronica non può prescindere dalla passione. Per poter svolgere il tuo lavoro ci
vogliono maestria, eleganza e una spiccata personalità, valori che metti a disposizione dei tuoi
clienti attraverso consulenze e consigli su misura.

Perché hai scelto l’Elettronica?

B: Ad essere sinceri è l’elettronica che ha scelto me. Quando finiva la scuola, durante l’estate, avevo l’obbligo morale di lavorare almeno un mese nel laboratorio di mio fratello, io in realtà avrei voluto solo scorazzare per le vie della mia Imola con il motorino oppure  correre al mare ma…“fidati che  poi ti godrai meglio le vacanze “ mi diceva sempre mio padre..come dargli torto, e così cominciai a prendere confidenza con tutti quei componenti colorati che a seconda di come li assemblavi potevano creare una miriade di cose.Ecco è sicuramente questo  ciò che da sempre mi ha affascinato, Progettare e Creare.

Sei il volto di Eurek: quali sono i lati della tua personalità che vuoi che ci rappresentino?

 

B:  Il mio primo valore personale è quello della LIBERTÀ,  e credo che sia il motivo principale che mi ha spinto a fare l’imprenditrice.

Io credo che avere tutti i giorni  la libertà di scegliere gli orari del mio lavoro, in che modo poterlo fare  e poter collaborare con le persone che mi sono scelta sia una immensa fortuna che migliora la qualità della mia vita e della mia famiglia.

Questo è il motivo principale per cui i nostri collaboratori hanno gli orari flessibili.

 

Lo stesso concetto di Libertà mi piace espanderlo anche con i clienti, quando sviluppiamo un progetto,  una volta finito consegniamo tutta la documentazione e i file necessari in modo che il nostro cliente possa sentirsi libero di produrlo dove meglio crede.  Il cliente deve essere libero di lavorare con noi perché è felice di sceglierci per le nostre qualità e competenze e MAI costretto. 

Qualcuno dice che sei un“imprenditrice sovversiva”: in cosa ritieni di essere differente?


B: Sono  Fabrizio Cotza e Maggy Tarallo che mi considerano tale ☺..io credo di avere ancora un po’ di strada da fare. Sono i fondatori dell’associazione imprenditori sovversivi  , con cui condivido confronto, concetti e valori e a cui mi ispiro sempre.

 

Tanti anni fa , quando ero agli inizi del mio percorso, e la nostra piccola realtà stava crescendo, mi ero fatta prendere e le ore che le dedicavo erano decisamente troppe, talmente tante che ho rischiato di ammalarmi.  Da allora mi sono data delle regole e la prima è che almeno 3 giorni al mese li devo pianificare in agenda per me, da utilizzare come voglio, l’importante è fare quello che mi fa stare bene, a volte scelgo di passare la giornata in famiglia, di dedicarmi ai miei hobby,  di leggere un libro in giardino , o semplicemente di andare dal parrucchiere, l’importante è che siano giorni per il mio relax.

 

Questo mi permette di ripulire la mente e renderla più lucida e libera per poter trovare soluzioni efficaci e buone intuizioni.

 

Non sempre le tante ore di lavoro equivalgono a un buon lavoro, come non sempre tanto fatturato fa un’azienda sana , molto meglio fatturare meno ma con più utili da reinvestire.

 

Spesso vedo colleghi cadere nella trappola del “ Sto in ufficio dalle 7 di mattina alle 9 di sera, c’è troppo da fare e non posso fare diversamente”  io credo che sia sbagliato, si può e si deve fare diversamente, per il nostro bene e delle nostre aziende.

 

Un’altra regola molto importante è che devi cercare di attirare  persone, che siano essi clienti o collaboratori, che condividano i tuoi  valori, così è più semplice lavorare insieme e si evitano sprechi inutili di energie.

Quali ostacoli hai riscontrato nell’essere stata donna e imprenditrice agli inizi della tua carriera?

 

B: Sarei ipocrita se dicessi che l’essere donna mi ha ostacolato, anzi al contrario spesso questa cosa ha suscitato curiosità e interesse , dando di conseguenza  a me la possibilità di presentarmi, quando magari ad un uomo sarebbe stata negata. Poi se mi chiedi se come donna è stato semplice far coincidere azienda e famiglia la risposta è NO, è stato sicuramente complicato, perchè oltre a  qualsiasi altra donna che si trova a gestire una famiglia ed ha un lavoro a tempo pieno, mi sono sentita spesso la grande responsabilità che il mio ruolo porta, ha portato e porterà con se, che devi sempre tenere a mente che le tue azioni e scelte hanno conseguenze su tutte le persone che lavorano con te e di cascata sulle loro famiglie.

 

Quindi l’ostacolo più grande è stato quello di lasciare i pensieri sulla scrivania e di tornare a casa con un po’ più di leggerezza.

Poi come imprenditrice credo di avere avuto le stesse difficoltà dei  miei colleghi uomini. Chi gestisce una piccola azienda in questo paese sa molto bene che non si deve aspettare aiuti  concreti,  che poi aiuti veri è pura utopia, sarebbe già un grosso passo avanti se smettessero di ostacolarci, sai che ti devi rimboccare le maniche e che devi trovare da solo le tue soluzioni. 

 

Che futuro sogni per Eurek?

 

B: Sogno che la Eurek possa continuare a dare serenità e  benessere a tutti i suoi collaboratori e di riuscire a  fare qualcosa di utile e bello per la nostra  comunità.

Sogno una Eurek ecologicamente sostenibile, mi piacerebbe riuscire a riciclare tutti i prodotti di scarto della nostra produzione, parlo di plastica e cartone, creare qualcosa per potergli dare nuova vita in modo che possano essere riutizizzati in modo intelligente. In questo momento vanno nell’oasi ecologica della nostra città ma non vedo un progetto concreto e reale per renderli davvero riutilizzabili. Mi piacerebbe raggiungere l’autonomia e avere nel nostro interno un vero e proprio processo di riutilizzo. Questo sarebbe davvero un grande SOGNO che si realizza.

Lorenzo Corti

Imola, 30 Giugno 2020

 

Ciao Lorenzo,
da quando sei in Eurek la tua crescita è stata notevole. Hai messo le tue competenze a disposizione dell’Azienda e hai cercato di assimilare dai tuoi colleghi tutto il Know How in loro possesso.

 

Qual è il tuo Background? Perché hai visto in Eurek il terreno fertile per la tua crescita professionale?

L: Prima di approdare in Eurek ho avuto altre esprerienze lavorative, principalmente come sviluppatore firmware ma per qualche periodo anche come trasfertista PLC e collaudatore inverter per il reparto corse Ferrari.


Fin dal primo colloquio ho percepito la stessa visione all’approccio lavorativo, ossia la condivisione delle conoscenze. Questo non è banale, perché molto spesso nelle aziende si crea una forte competizione tra le parti per cui chi ha le competenze tende a trattenerle per se e a non condividerle. Questo è limitante e limita la crescita individuale. Lo sviluppo ed il progresso si hanno solo quando le conoscenze sono a disposizione di tutti ed ognuno ha la possibilità di dare il proprio personale contributo. Inoltre in Eurek ho trovato la stessa visione lavoro visto non come dovere ma come passione e gioco, cioè la voglia di creare e sviluppare nuove idee come un bambino assembla e scompone i lego.

 

In cosa sei specializzato e cosa ti piacerebbe approfondire nel futuro?

L: Sono specializzato principalmente nello sviluppo di firmware per microcontrollori, e da qualche tempo affianco il mio collega Alberto nello sviluppo delle Interfacce Grafiche. Ritengo che il prossimo futuro sia indirizzato verso l’intelligenza artificiale, questo è un aspetto che ritengo importante approfondire e credo possa rappresentare un valore aggiunto per l’azienda.

 

Parlaci del tuo più grande successo raggiunto qui in Eurek.

L: Prima ancora dei successi professionali mi viene da pensare ai successi che mi hanno fatto crescere come persona. In particolare mi riferisco al rapporto di stima, rispetto reciproco e condivisione che si è creato con i clienti. Questo è il più grande successo che mi fa misurare la qualità di ciò che faccio. Se penso invece ad un successo raggiunto in ambito lavorativo mi viene in mente il progetto MyClean: si tratta di un sistema automatizzato per sanitizare ambienti sterili, come per esempio le clean room dove vengono realizzati i farmaci. Questo progetto non è stato per niente banale visto il campo di impiego e le vari tecnologie impiegate: una tra tutte la lettura dei bracciali RFID per identificare gli operatori (cosa altrimenti impossibile dovendo indossare le tute anti contaminazione), e la parte web per il remote control. Progetto che per altro ha avuto diversi riconoscimenti anche in campo europeo.

 

Quale ritieni che sia il valore aggiunto nella programmazione Software che offriamo ai nostri clienti?

L: Il fatto che lavoriamo per i clienti dei nostri clienti. Le nostre interfacce vanno infatti in tal senso, vengono implementate pensando all’utilizzatore finale ancor prima di chi ce le commissiona. Questo è senza dubbio il vero valore aggiunto.