Gabriele Palmeri

Gabriele Palmeri

Responsabile di Produzione

Ciao Gabriele,
il tuo ruolo consente a Eurek di carburare a pieno. Ti occupi dell’organizzazione del
reparto produttivo, e umanamente sei una figura di riferimento per i nostri ragazzi.


Qual è il valore aggiunto che Eurek offre sul mercato?
G: Il valore aggiunto di Eurek è sicuramente la velocità di risposta di fronte a richieste di
vario genere che possono andare dalla modifica di una distinta, a una quantità del lotto, a
un aggiornamento firmware oltre che alla flessibilità nel cambiare in corso d’opera la
produzione in essere, in base a eventuali modifiche richieste dal cliente.

Perché una buona organizzazione e schedulazione della produzione influisce
positivamente sulla qualità del prodotto offerto? E in che modo organizzi i processi
interni?


G: In questo momento particolare di mercato l’organizzazione della produzione è “tarata”
molto spesso dall’arrivo del materiale che, per quanto possa essere pianificato con
tempestività, molte volte subisce dei ritardi e questo fa sì che si debba cambiare in corso
d’opera la pianificazione anche giornaliera.
I processi interni sono pianificati secondo una tabella di tempi che consente di bilanciare
le ore giornaliere dei vari reparti in modo tale che possa emergere in modo corretto il
concetto di cliente/fornitore da un reparto all’altro: ogni reparto aziendale deve essere
consapevole che il proprio collega può essere sia fornitore che cliente e quindi
l’approccio alle lavorazioni vengono fatte con un’ottica di miglioramento continuo per fare
in modo di soddisfare appunto un cliente.
L’obiettivo principale di Eurek deve essere quello di soddisfare a pieno tutte le esigenze
del cliente nei modi e nei tempi richiesti, salvaguardando sempre il benessere lavorativo
dei suoi collaboratori.

Gabri

Fino a che punto gli equilibri del Team sono importanti per il funzionamento dell’intera
azienda?


G: In generale nella vita bisogna avere un giusto equilibrio in tutto ciò che si fa e questo
vale anche e soprattutto nell’ambiente di lavoro, dove in generale passiamo tutti la
maggior parte del nostro tempo. Avere una buona armonia tra i vari componenti del Team
è fondamentale per affrontare al meglio tutte le sfide e le incognite che si presentano
quotidianamente. Questo porta sicuramente ad avere una collaborazione costante tra tutti
i componenti della “famiglia” Eurek.

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Quali sono i tuoi punti forza come persona che ritieni di aver trasmesso in Eurek?


G: Penso che il mio punto di forza sia il coinvolgimento che ho con tutte le persone che
compongono il Team del quale sono Responsabile, cerco di essere sempre presente e
disponibile con tutti puntando sul dialogo costante perché penso che, soprattutto in una
realtà come Eurek, sia fondamentale avere una comunicazione efficace e continuativa con
tutti i collaboratori sia che si tratti di questioni lavorative sia personali. A mio avviso iniziare
la giornata chiedendo: “ciao come stai, tutto bene?” ci ricorda che siamo prima di tutto
delle persone

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Costruzione Schede Elettroniche: ecco come opera Eurek

Costruzione Schede Elettroniche: ecco come opera Eurek

Assegnare a dei professionisti la costruzione delle schede elettroniche che servono al tuo business è come affidare a terzi il cuore pulsante della tua azienda, per questo ogni cliente che Eurek accoglie diventa inevitabilmente parte della famiglia: stima e fiducia reciproca sono gli ingredienti principali per poter cominciare a progettare e costruire i tuoi sistemi elettronici.

 

Flessibilità, rapidità, comunicazione e attenzione al cliente sono i pilastri che hanno reso Eurek un partner affidabile che prende a cuore il tuo progetto e lo fa diventare la sua nuova mission. Tutte le fasi necessarie per la creazione della tua scheda elettronica vengono svolte non solo con l’obiettivo di compiere il proprio lavoro di progettazione, costruzione, prototipazione ecc., ma soprattutto con il focus verso l’utente finale che si ritroverà ad interfacciarsi con il prodotto: per questo ci interessa capire ed entrare a far parte del tuo settore.

 

Operare con flessibilità ci permette di accogliere qualsiasi richiesta – anche quelle che possono rappresentare nuove sfide per Eurek – come costruire da 3 schede a 3000, progettare e costruire internamente, costruire internamente ciò che è stato progettato esternamente, progettare internamente e non costruire. In questo articolo, puoi scoprire come opera Eurek per la costruzione delle schede elettroniche.

 

La fase preliminare

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1. Scelta dei componenti

Prima di procedere con la costruzione delle schede è necessario avere a disposizione un progetto chiaro e studiato nei minimi dettagli per rendere più efficiente l’intero processo produttivo, ridurre i tempi di consegna e migliorare la qualità del prodotto. Questa fase si svolge in modo naturale tra i diversi reparti Eurek, ma se il progetto viene fornito dal cliente è necessario che vengano rispettati dei requisiti standard affinché la fase di produzione possa essere svolta in modo snello. In questi casi la flessibilità di Eurek incontra anche particolari richieste come l’utilizzo di una marca precisa di componenti o l’utilizzo di materiali forniti direttamente dal cliente.

 

Quando arriva la distinta, dal magazzino vengono preparati tutti i componenti elencati e necessari per la produzione del lotto di schede elettroniche. Questa fase è molto importante e rispetta i valori di rapidità e comunicazione che vigono tra i diversi reparti: infatti, il magazzino è organizzato secondo un ordine preciso, uno schema lineare, che consente di trovare facilmente i componenti e di prepararli con ordine e precisione.

 

L’organizzazione del magazzino è un elemento di fondamentale importanza se si vuole operare in un’ottica di Lean Production, non solo nella fase preparatoria dei componenti, ma anche nel controllo continuo dello stock disponibile e nell’acquisto tempestivo dei pezzi mancanti, nel ripristino di circuiti stampati e dei componenti attraverso il forno di Baking e nell’acquisto di nuove componenti.

 

Per garantire rapidità e affidabilità, è necessario che vi sia una chiara idea della tipologia di montaggio della scheda elettronica: la scelta può ricadere nell’utilizzo di componenti SMT (Surface Mount Technology) o PTH (Pin Through Hole) o, in particolari casi, possono essere montati i componenti sia SMT sia PTH.

 

Nel caso della tecnologia SMT è possibile assemblare i vari componenti sul circuito stampato in modo automatico, nel caso della tecnologia PTH il montaggio avviene manualmente sfruttando dei fori presenti sul circuito. Ci sono diverse situazioni in cui le schede elettroniche vengono montate con un mix delle due tecnologie: questo metodo si rivela infatti utile in presenza di componenti particolari o di notevoli dimensioni, tali da richiedere l’attività dell’uomo.

 

Componenti SMT

Il montaggio dei componenti SMT avviene in modo automatico, risultando ideale in quelle situazioni in cui vi è l’esigenza di montare tanti componenti su schede di dimensioni ridotte ma dalle prestazioni potenti, come le schede elettroniche dei cellulari, ad esempio.

 

All’interno del reparto SMT di Eurek è presente un magazzino automatico che può contenere fino a 2000 unità di componenti SMT in bobina, e che è in grado di selezionare in automatico il materiale necessario per il montaggio. Questa innovazione consente di snellire ulteriormente il montaggio dei componenti SMT, facendoli uscire in maniera automatizzata e rendendoli disponibili per la macchina pick and place.

 

In questa modalità di montaggio il circuito stampato viene immesso nella macchina serigrafica in cui una lamina sottilissima deposita dello stagno nei punti in cui dovranno essere inseriti i componenti. La fase successiva vede come protagonista la macchina Pick&Place adibita al prelievo e al posizionamento dei diversi componenti nel punto giusto del circuito: lavora autonomamente prelevando il componente necessario dalle diverse bobine su cui si trovano i pezzi da assemblare alla scheda elettronica.

 

Dopo il posizionamento dei componenti è necessario che vengano saldati per non rischiare distacchi dal circuito. La saldatura può essere effettuata per mezzo di una macchina vapour-phase, una tecnologia più recente che utilizza un liquido che raggiunge anche 230°C, trasformandosi di fatto in un vapore in grado di saldare la scheda elettronica, o un forno a infrarossi, più tradizionale che salda per mezzo del principio dell’aria. In entrambi i casi, la saldatura avviene per mezzo di shock termici differenti a seconda dei componenti da saldare.

 

Al termine di questa fase, se il prodotto necessita di ulteriori componenti che non possono essere assemblati in modo automatico, si passa al reparto PTH, altrimenti può passare alla fase di controllo o quella di collaudo.

 

La qualità del montaggio dei componenti sulle schede viene verificata tramite ispezione ottica con la macchina AOI (Automatic Optical Inspection) che in modo automatico analizza ogni pezzo montato sulla base, scansiona la scheda e verifica la presenza del componente e della polarità. Le immagini catturate dalla macchina vengono poi confrontate con il progetto iniziale ed eventuali anomalie segnalate in modo automatico.

 

Componenti PTH

SMT e PTH sono tecnologie differenti ma che ancora convivono: spesso vengono utilizzati componenti PTH perché non si trova l’equivalente componente SMT, per scelte economiche o tecniche del progettista o perché è necessario combinare il montaggio di componenti SMT con quelli PTH.

 

Il montaggio PTH è una tecnica tradizionale utilizzata ancora oggi per quei componenti che non possono essere montati dalla pick and place, come i componenti grandi, e che necessitano di essere fatti passare dal lato A al lato B, attraverso un foro passante.

 

Per quanto riguarda la saldatura vi sono alcune sostanziali differenze sulle modalità, ad esempio, per la scheda SMT montata solo sul lato A la saldatura sarà effettuata a onda, se il montaggio avviene prima in SMT e poi in PTH la saldatura verrà effettuata a mano con un saldatore capace di raggiungere i 400°, se il montaggio viene effettuato solo da un lato e con tecnologia PTH la saldatura verrà effettuata a onda in modo automatico su un carrello in cui sono disposti più pezzi.

 

Prima di procedere con la saldatura viene generalmente spruzzato sul lato B uno spray flussante fondamentale per preparare la scheda che verrà poi preriscaldata a 270° per diventare chimicamente pronta per essere saldata. Dopodiché, la scheda viene fatta passare sopra a un’onda di stagno che “accarezza” la scheda nel lato B e ne salda i componenti.

 

Una volta ultimato il passaggio la scheda viene rimandata al reparto PTH per effettuare, se necessario, una rifinitura manuale della saldatura, verificare che non ci siano corti tra i pin e ricevere un’accurata pulizia prima di venire imballata e spedita.

 

Nel caso di schede elettroniche complesse, realizzate con componenti SMT o PTH, il controllo può essere effettuato mediante appositi macchinari per l’ispezione a raggi X che effettua una “radiografia” della scheda elettronica per visualizzare le caratteristiche dei componenti controllare la quantità di pasta saldante e verificarne il corretto apporto. 

 

In conclusione…

Dopo la fase di controllo il prodotto è pronto per essere spedito, ma l’attenzione minuziosa non si presta soltanto nelle fasi di progettazione e costruzione, infatti, Eurek utilizza specifiche buste antistatiche ESD con il quale proteggere le schede da possibili scariche elettrostatiche, che potrebbero compromettere la scheda, ed evitare che si depositino polveri una volta giunte al magazzino del cliente.

Per proteggere le schede durante il trasporto, Eurek ha ideato un particolare sistema a nido d’ape, costruito con cartone ondulato o cartoncino, che permette di suddividere il contenuto di una scatola e dedicare a ciascuna scheda uno spazio protetto.


A scelta del cliente, inoltre, è possibile effettuare un collaudo dei lotti di schede elettroniche prima che vengano spedite, seguendo procedure specifiche: ogni scheda viene controllata tramite un apposito simulatore, creato in fase di progettazione della stessa, che viene inserito nell’apparecchiatura di collaudo grazie alla quale viene simulato il funzionamento della scheda. In questo modo è possibile individuare tempestivamente eventuali problematiche e agire per risolverle. Nel caso di grandi lotti o schede particolari, Eurek personalizza il collaudo con tecnologie avanzate che si adattino perfettamente all’attività della scheda.


Qualunque sia l’esigenza per il tuo cuore elettronico, Eurek saprà costruire le schede elettroniche che lo completano. Contattaci e parleremo del tuo progetto davanti a un buon caffè

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Gianluca Renzi

Gianluca Renzi

L'Open Source come filosofia di lavoro

Imola, 19 gennaio 2021


Ciao Gianluca!

Sei da sempre il nostro Linux Man: attraverso le tue competenze abbiamo imparato l’importanza dell’Open Source come strumento di lavoro e corrente di pensiero.

La condivisione dei saperi e delle procedure è tanto alla base di questo concetto quanto del tuo contributo come persona all’interno del nostro Team.


Come è iniziato il tuo percorso in Eurek? Come sei entrato a contatto con la nostra realtà?

G: Dopo un’esperienza come consulente Linux sui database relazionali in giro per l’Europa, mi stavo guardando attorno per vedere se ci fosse vicino a casa un’Azienda con la quale condividere le mie esperienze nel campo di Linux in primis, del software e dell’hardware, ed ho visto che esisteva una realtà che integrava tutti e tre i requisiti! Ho inviato il mio Curriculum Vitae all’Eurek ed eccomi qua. Il resto e’ storia…

In che modo le tue conoscenze Linux sono utilizzabili all’interno dell’Azienda?

 

G: Già dall’inizio si cercava di utilizzare software libero (GNU/GPL) per non gravare ulteriormente sull’Azienda di costi di licenze, di software proprietario ecc., soprattutto per sviluppare il software ed il firmware per le nostre schede. Il passaggio a Linux è stato la naturale evoluzione del gruppo di R&D. Chiaramente all’inizio per chi non masticava di Linux, la curva di apprendimento per i miei colleghi è stata decisamente ripida, ma una volta entrati nel meccanismo tutto è estremamente semplice, visto che segue la fIlosofia K.I.S.S. (Keep It Simple, Stupid): per fare cose complesse, occorre mettere insieme tante cose più semplici, ove ognuna svolge il suo compito in maniera efficiente e sicura.

Perché per Eurek è fondamentale l’Open Source per i sistemi Embedded?

 

G: Come dicevo prima, innanzitutto per non gravare ulteriormente sui costi di licenze software aggiuntive. Inoltre grazie al movimento Open Source e Linux è estremamente facile, trovare persone che hanno già affrontato e risolto brillantemente diverse problematiche. Quindi è molto facile trovare soluzioni già funzionali che non richiedano una riscrittura da zero di tutto.
L’importante è che vengano rilasciate in maniera gratuita e liberamente consultabili e utilizzabili da tutti. Questa è la filosofia Open Source: dare la possibilità a tutti di poter accedere gratuitamente alle informazioni necessarie. E, naturalmente, rilasciare le proprie informazioni di dominio pubblico attraverso il web. I tempi di sviluppo del software si sono notevolmente accorciati, perché utilizzando strumenti già conosciuti e che possono essere provati prima su un PC con Linux e poi sui nostri sistemi embedded Linux, si riducono a considerare solamente le effettive differenze dei due ambienti. Per ogni problema, c’è una comunità Open Source pronta ad aiutare.

Dal 2002 sei un pilastro dell’Azienda. Parlaci del tuo Team e dell’importanza che ha la condivisione delle conoscenze in ambito Hardware e Software.

 

G: Innanzitutto la condivisione delle informazioni tra tutti, porta il gruppo a non essere dipendente da una persona, perché il gruppo è in grado di poter apprendere le conoscenze necessarie semplicemente studiando o affrontando problemi già risolti da altri, cercando in Internet. Questo porta ad un appiattimento delle specifiche conoscenze per cui, qui in ufficio, siamo quasi del tutto interscambiabili. Comunque la maggiore conoscenza del proprio campo rimane un must ed un valore aggiunto notevole, ma utilizzando strumenti Open Source, è abbastanza agevole passare da un progetto ad un altro, cambiando anche il campo di applicazione. Per esempio è facile che il progettista hardware prima di prendere in esame un tipo di connessione oppure un prodotto, ne verifichi la funzionalità con gli strumenti Open Source, per cui il progettista del firmware si troverà a scrivere dei device driver anche in assenza della scheda, riducendo l’accensione alla sola verifica di funzionamento di tale driver. Allo stesso modo il progettista UI & HMI: sapendo che sulla scheda sarà montato quel microprocessore oppure un altro, può cominciare a sviluppare il software applicativo anche senza la scheda hardware sottomano. Si potrebbe limitare a testarlo sull’hardware solo in fase finale, riducendo così i tempi di sviluppo del software. Tutto questo a vantaggio dei costi vivi dell’Azienda.

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Imballaggio scheda elettronica: super protezione per il tuo prodotto

Imballaggio scheda elettronica: super protezione per il tuo prodotto

Immagina questa scena.

Hai fatto realizzare delle schede elettroniche per innovare i tuoi prodotti e renderli più competitivi sul mercato e non vedi l’ora che arrivi il momento della consegna. Finalmente, dopo una lunga attesa, arriva il corriere. Ma l’entusiasmo è destinato a durare pochissimo: di fronte a te, una scatola riutilizzata, sigillata con scarsa cura e delicatezza. Una volta aperta, noti che le schede elettroniche sono ammassate in modo disordinato. Alcune, persino, si sono danneggiate durante il trasporto.

Ebbene, poco importa se alla base della realizzazione della scheda elettronica c’è stato un lavoro immane, una meticolosa progettazione, un processo di produzione che ha coinvolto decine di figure specializzate. Ciò che vedi non è sicuramente allineato alla qualità del prodotto.

L’imballaggio della scheda elettronica è uno step essenziale: se trascurato, rischia di vanificare mesi e mesi di lavoro. Ecco, quindi, il processo ideale per maneggiare e trasportare con la massima attenzione le schede elettroniche.

#1 La busta antistatica: il punto di partenza

La scheda elettronica non è un prodotto qualunque. Trattandosi, come indica il nome stesso, di un prodotto elettronico, richiede che siano adottate misure particolari per minimizzare l’accumulo di carica elettrostatica. Per questo, quando si prepara l’imballaggio della scheda elettronica, il punto di partenza è sempre la busta antistatica: questo elemento avvolge completamente le schede, proteggendole da campi elettrostatici o da scariche elettrostatiche che le possono danneggiare.

Una volta avvolto il prodotto nella busta antistatica, ci si trova di fronte a un bivio: nella maggior parte dei casi, le schede elettroniche hanno caratteristiche tali da consentire un imballo con alveare; nei casi in cui le dimensioni siano elevate, è preferibile optare per la pluriball.

#2 L’alveare: connubio tra protezione ed estetica

Con il termine “alveare” si indica un packaging di protezione composto di cartone ondulato o cartoncino che permette di suddividere il contenuto di una scatola in modo tale da proteggerlo da eventuali danni causati durante il trasporto. Lo scopo dell’alveare è infatti quello di garantire la massima integrità alle schede elettroniche, evitando che gli urti con altre scatole o la scarsa attenzione dello spedizioniere possano provocare problematiche. L’alveare viene generalmente adottato anche per questioni estetiche: rappresenta, infatti, il modo migliore per ordinare le schede elettroniche nella scatola, rendendo l’effetto finale ancora più piacevole alla vista.

#3 Il pluriball: per la protezione delle schede più grandi

Nel caso in cui le caratteristiche della scheda elettronica non fossero compatibili con l’utilizzo dell’alveare, si può procedere con l’utilizzo del pluriball: il classico foglio di plastica trasparente dotato di “mille bolle”, oltre a essere un ottimo antistress, permette di mettere in sicurezza il prodotto. Grazie alle sue bolle, riesce infatti a riempire gli spazi vuoti e ad ammortizzare gli urti, garantendo protezione a qualsiasi tipologia di scheda elettronica.

#4 Il packaging personalizzato su richiesta del cliente

Può capitare di avere esigenze particolari, per le quali è richiesto un imballaggio personalizzato. Per esempio, molte aziende necessitano di questo tipo di packaging quando entrano in contatto diretto con il cliente o desiderano integrare etichette particolari. In questi casi, la singola scheda elettronica viene inserita in una scatola a sé stante, dotata di un’etichetta prestampata che indica le caratteristiche che l’azienda considera prioritarie. Talvolta, il packaging personalizzato può essere corredato addirittura a un manuale d’istruzioni per trattare correttamente la scheda elettronica.

#5 Scotch identificativo: come metterci il fiocco

Il packaging per le schede elettroniche è stato realizzato. È tempo di pensare a come rendere ancora più bello l’imballaggio: quest’ultimo step non è legato tanto alla sicurezza del prodotto, quanto al gusto estetico. Una scatola che si presenta bene comunica la cura dei dettagli e viene maggiormente apprezzata dal cliente. È per questo che, per chiudere bene la scatola, da Eurek utilizziamo lo scotch identificativo, che ha la stessa funzione di un fiocco sul pacco regalo: racchiude il logo del brand e fa in modo che il cliente lo accosti ai concetti di qualità e professionalità.

Successivamente a questo step, viene integrata l’etichetta su cui vengono indicati il nome del cliente, il codice relativo all’ordine e la quantità di schede elettroniche contenute. Infine, è preferibile preparare sempre dei bancali. I pallet, infatti, sono dotati di materiale pesante, che richiede agli spedizionieri maggiori accortezze e delicatezza. Ovviamente, realizzare i bancali è possibile solamente se l’ordine raggiunge un peso tale da consentirlo. In caso contrario, è necessario procedere con una comune spedizione, consapevoli che comunque il rischio di danneggiamento durante il trasporto sarà più elevato.

Tutte le misure approfondite in questo articolo permettono di minimizzare il rischio di rottura del prodotto in fase di spedizione: un rischio che comunque non può essere annullato completamente, perché dipende anche dalla cura che il corriere mette quando maneggia i pacchi, e di cui non possiamo essere responsabili.

In conclusione…

Troppo spesso sottovalutato, l’imballaggio della scheda elettronica è invece uno step essenziale per fornire un’immagine aziendale positiva al cliente fin dalla consegna del pacco, nonché per proteggere il prodotto.

In questo articolo, abbiamo approfondito gli step che segue Eurek in fase di preparazione dell’ordine ormai ultimato, curando attentamente anche il più piccolo dettaglio.

Desideri conoscere da vicino la nostra realtà? Contattaci: saremo felici di rispondere a tutte le tue domande.

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IPC J-STD-001: un nuovo biglietto da visita per Eurek​

IPC J-STD-001: un nuovo biglietto da visita per Eurek

Quello dell’elettronica è un settore in costante evoluzione: è per questo che un requisito essenziale di chi opera in questi contesti è la voglia di aggiornarsi e imparare costantemente, adattandosi con tempestività alle nuove tendenze. In quest’ottica, parte del team di Eurek che effettua la saldatura manuale (PTH) ha raggiunto nelle settimane scorse un importante traguardo: l’acquisizione della certificazione IPC J-STD-001, riconosciuta a livello internazionale. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e perché costituirà un nuovo biglietto da visita per la nostra azienda.

IPC J-STD-001: qualche dettaglio sulla certificazione

IPC J-STD-001 è il nome della certificazione che quattro delle professioniste operative dello staff PTH di Eurek, Michela, Rita, Elisa e Valentina, hanno acquisito tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2020. Si tratta di un attestato riconosciuto a livello mondiale che ha come focus, letteralmente, i “requisiti per la saldatura degli assemblati elettrici ed elettronici”. Il corso, infatti, è finalizzato a definire i materiali, i metodi e i criteri di verifica che permettono di effettuare saldature di elevata qualità, migliorando le caratteristiche tecniche del prodotto finito, ossia della scheda elettronica.

Acquisire tale certificazione non è certamente facile: richiede impegno, motivazione e voglia di mettersi in gioco. Il team di Eurek che si è avventurato in questo percorso ha svolto quattro giorni full immersion nella materia, durante i quali ha approfondito le seguenti tematiche:

  • Assemblaggio di cavi e terminali e saldatura
  • Componenti a foro passante (PTH)
  • Montaggio su superficie dei componenti (SMD)
  • Criteri di verifica.

Il corso era composto di tre giornate teoriche e una pratica per testare sul campo le nozioni apprese durante le lezioni. Al termine di ogni modulo, lo staff di Eurek ha svolto esami tecnici in collegamento con gli Stati Uniti.

Nuove conoscenze a tua disposizione

Nell’elettronica non si è mai arrivati. Tutto cambia in maniera così rapida da richiedere una buona dose di adattamento e, soprattutto, di impegno e di studio per riuscire non solo a rimanere al passo, ma anche ad anticipare le tendenze. Non per niente, Eurek ha fatto del guardare oltre il proprio slogan: il nostro team si aggiorna costantemente per mezzo di corsi di formazione di qualità, che permettono di acquisire nuove nozioni e tecniche e di aprire la mente. È il caso di IPC J-STD-001, ma non solo: alcuni tecnici di Eurek sono certificati a livello mondiale con il titolo IPC-A-610, che si specializza sull’“Accettabilità degli assemblaggi elettronici”, analizzandoli dal punto di vista dello standard IPC, il più utilizzato al mondo.

Michela, Rita, Elisa e Valentina, che hanno acquisito la certificazione IPC J-STD-001, porteranno quindi in azienda una ventata di novità: nuove conoscenze e nuove competenze che sfrutteremo al meglio per offrire sempre un servizio di massima qualità ai nostri clienti.

Sei pronto a metterci alla prova? Contatta il nostro team, formato appositamente per rispondere alle tue domande.

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Sviluppo schede elettroniche: qual è il processo ideale?

Sviluppo schede elettroniche: qual è il processo ideale?

Soprattutto in campo imprenditoriale, realizzare una scheda elettronica significa aggiungere nuove funzionalità e nuovi benefici ai propri prodotti: ciò aumenta la loro competitività sul mercato e, di conseguenza, realizza una nuova fonte di reddito per l’azienda. È per questo che la fase di sviluppo delle schede elettroniche può rivelarsi un processo lungo e faticoso: ogni elemento dev’essere curato nel dettaglio per offrire un valore aggiunto all’impresa e al consumatore finale. In questo articolo, Gabriele, cuore del reparto produzione di Eurek, ci racconta il processo ideale per sviluppare una nuova scheda elettronica o procedere con la revisione di una scheda già esistente.

#1 Consulenza e studio di fattibilità

 

Il punto di partenza per lo sviluppo della scheda elettronica è sempre una consulenza approfondita. Per poter realizzare un progetto vincente, infatti, è fondamentale comprendere qual è l’esigenza che muove il cliente: può trattarsi di un’impresa che vuole immettere sul mercato un nuovo prodotto; oppure, può essere un’azienda che desidera innovare le funzionalità dei propri prodotti. È a partire da queste prime informazioni che viene realizzato uno studio di fattibilità: viene valutata la possibilità di realizzazione della scheda elettronica in base a complessità del progetto, alla reperibilità dei componenti, alla scelta dei materiali,… Inoltre, il progetto deve ovviamente rientrare nel budget che il cliente mette a disposizione del proprio fornitore.  

#2 Progettazione della scheda elettronica

 

Una volta svolto lo studio di fattibilità e compreso che l’idea del cliente è attuabile, si procede con la progettazione della scheda elettronica. Si tratta di uno step delicato: è a partire dal progetto che poi si potrà procedere con una produzione più scorrevole, senza incombere in problemi rilevanti che potrebbero alterare le caratteristiche del prodotto, richiedere un incremento dei costi e aumentare i tempi di lavorazione. Durante la progettazione, l’attenzione dei tecnici dev’essere sempre orientata alla User Experience. L’obiettivo è quello di mettersi nei panni del consumatore finale: quali funzioni potrebbe apprezzare maggiormente? Quali elementi potrebbe considerare irrilevanti? Quali difficoltà potrebbe incontrare nell’utilizzo del prodotto? A partire dalla risposta a tutte queste domande viene realizzato un progetto completo, che tenga conto delle esigenze dell’azienda ma anche di quelle dei suoi clienti, che di fatto sono coloro che utilizzeranno il prodotto. Lo vediamo in modo più approfondito nell’articolo dedicato alle interfacce software per le macchine.

#3 Prototipazione della scheda elettronica

 

Prima di procedere con la campionatura e la realizzazione della scheda elettronica, il reparto di produzione si interfaccia direttamente con il cliente. L’obiettivo è quello di offrirgli supporto per migliorare ulteriormente il progetto iniziale. Vengono quindi dati consigli in merito ai materiali e alla tipologia dei componenti da adottare. A partire poi da questa consulenza, viene realizzato un prototipo della scheda elettronica, uno step indispensabile soprattutto se è prevista una produzione in grandi lotti.

Con la fase di prototipazione, viene prodotto un numero limitato di schede elettroniche, che sarà poi analizzato a fondo per mezzo di strumenti tecnici per valutare se il risultato è soddisfacente: in questo caso, si procede con la produzione vera e propria; in caso contrario, si analizzano elementi e componenti per capire dove sono presenti le anomalie. È possibile individuare errori anche quando la fase di progettazione è stata svolta in maniera accurata, perché ogni scheda elettronica può nascondere delle insidie visibili solo nel concreto. Ciò che conta è andare a correggerli con tempestività.  

E per la revisione di una scheda elettronica?

Può capitare che sia necessario procedere con la revisione di una scheda elettronica preesistente. Ciò accade generalmente perché:

  • Si desidera sostituirne i componenti o innovare la scheda per offrire al prodotto nuove funzioni;
  • I componenti sono entrati in obsolescenza e quindi divengono irreperibili.

A richiedere la revisione può essere il cliente finale, che vuole migliorare le performance del prodotto; in alcune circostanze, è il fornitore a consigliare questa operazione, se ha curato la progettazione della scheda elettronica. In entrambi i casi, si procede a valutare quale tipo di revisione è necessario effettuare: può trattarsi di qualche modifica poco impattante oppure di cambiare uno o più codici della distinta base. Quest’ultima fase può comportare il rifacimento del programma delle macchine Pick&Place, la creazione di nuovi documenti e così via: si tratta, quindi, di modifiche decisamente più invasive. Anche in questi casi è necessario procedere per step, dalla progettazione alla prototipazione, per evitare di commettere errori che potranno successivamente causare limitazioni nelle performance della scheda.

In conclusione…

 

Procedere con lo sviluppo delle schede elettroniche non è mai un processo che il fornitore di questo servizio affronta in completa autonomia. Per dare vita a un progetto vincente, è necessario che ci sia una collaborazione attiva tra cliente e fornitore, che avranno sempre come focus quello di garantire una perfetta esperienza di utilizzo al consumatore finale.

Desideri conoscere nel concreto come Eurek affronta questo lungo processo? Contattaci: Gabriele e il resto del team saranno lieti di rispondere alle tue domande e di chiarire i tuoi dubbi sull’elettronica.

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Interfaccia software per macchine: il punto di forza di Eurek

Interfaccia software per macchine: il punto di forza di Eurek

Rendere semplice e usabile ciò che non lo è: è questo l’ambizioso obiettivo che muove coloro che progettano le interfacce software. Le macchine, infatti, non devono essere solo funzionanti e performanti, ma anche di facile e intuitivo utilizzo: per quanto innovativo possa essere il prodotto, il consumatore finale non potrà sfruttarlo al meglio delle sue potenzialità se non riuscirà a capirne il funzionamento. Ecco perché la creazione delle interfacce software richiede confronto, analisi e un progetto vincente. Alberto, cuore della scrittura software, ci racconta nei prossimi paragrafi come viene affrontato questo processo in Eurek.

#1 La fiducia: il punto di partenza

 

Creare una nuova interfaccia grafica per una macchina presuppone inevitabilmente cambiamenti importanti nel suo utilizzo. Ciò va a incidere non solo sulla User Experience, ma anche sulle sue performance e sul modo in cui viene percepita dall’esterno. Per questo, il punto di partenza di ogni progetto è sempre la fiducia tra le parti: da un lato, Eurek dev’essere un partner proattivo, che mette a disposizione del cliente le proprie conoscenze e la propria esperienza; dall’altro lato, l’azienda dev’essere disposta a mettersi in gioco, ascoltando le proposte e accettando il cambiamento. Solo grazie a un rapporto schietto e spontaneo fin dal principio sarà possibile raggiungere risultati brillanti, come quello ottenuto dalla collaborazione tra Eurek e il leader nel settore delle lavatrici a secco.

#2 Il confronto con molteplici figure

 

Immaginiamo di realizzare un’interfaccia touchscreen con tasti di piccole dimensioni e di scoprire solo in un secondo momento che dev’essere utilizzata con mani guantate: in questo caso, il progetto iniziale risulterebbe inefficace. Una visione globale della tua realtà e del contesto in cui operi è essenziale proprio per comprendere le caratteristiche che distinguono il tuo prodotto e quali parametri è necessario rispettare. Queste informazioni si possono carpire solo attraverso il confronto attivo con la dirigenza, i progettisti e coloro che effettuano i collaudi. Ma ciò può non bastare: è fondamentale, infatti, parlare anche con i distributori e i commerciali, coloro che più di tutti si rapportano con il consumatore finale e che quindi raccolgono i feedback direttamente dal mercato.

#3 Un focus sul buyer persona

 

In questo momento abbiamo acquisito le informazioni dalla tua azienda in merito al prodotto e alle sue funzioni. Tuttavia, ci manca ancora uno step importante prima di avviare la progettazione: la creazione di un buyer persona, ossia del prototipo di consumatore che andrà successivamente a utilizzare la tua macchina. Il nostro buyer persona avrà un nome, un cognome, un’età anagrafica e persino un lavoro: tutto questo ci permetterà di focalizzarci sulle sue esigenze e di soddisfarle grazie all’interfaccia visuale. Da questo momento in poi, ogni step del progetto risponderà alla domanda: “Questa funzione sarà apprezzata da Mario Rossi?”. In questo modo, riusciremo a metterci appieno nei panni del fruitore, creando un’interfaccia ad hoc per le sue necessità e conoscenze.

#4 La creazione dello storyboard

Dall’idea al progetto cartaceo: mettere nero su bianco ciò che per il momento è solo nella mente non è facile, ma è essenziale. Questo step, infatti, consente di delineare un percorso da seguire nella programmazione dell’interfaccia, nonché di evitare di dimenticare informazioni e funzioni importanti per le performance del prodotto. È a questo punto che viene realizzato lo storyboard, una rappresentazione grafica e semplificata delle sequenze temporali che seguirà l’interfaccia visuale che andremo a integrare sulle tue macchine. In questo percorso, viene data ampia importanza anche all’estetica e alla forma, elementi essenziali per 2 motivi: da un lato, grazie a una grafica moderna e intuitiva, l’utente può utilizzare al meglio il prodotto; dall’altro lato, la grafica diviene di fatto il modo di diffondere e distinguere il tuo brand sul mercato.

Nella realizzazione dello storyboard, ogni decisione presa deriva da una consulenza approfondita con l’azienda. Il team di Eurek non vuole essere mero esecutore di un progetto, ma offrire il proprio valore aggiunto per la creazione di un’interfaccia che vada davvero a divenire il punto di forza della tua impresa.

#5 Al via la programmazione

 

Una volta presentato il progetto e ottenuta l’approvazione del cliente, procediamo con la programmazione dell’interfaccia. È uno step delicato, quello che ci consente di passare dall’astratto al concreto, e che viene facilitato grazie a uno storyboard che contiene fin dal principio gli elementi grafici da inserire. Per poter comprendere step by step a che punto della programmazione ci troviamo e intervenire su eventuali anomalie, il nostro team è dotato di specifici simulatori: di fatto, questi programmi vanno a ricreare quello che sarà il funzionamento dell’interfaccia una volta ultimata, sia dal punto di vista del software, sia dal punto di vista dell’hardware.

In conclusione…

 

Progettare e dare vita a un’interfaccia software per le macchine è un percorso ambizioso ma stimolante: significa, infatti, rendere il prodotto funzionale a soddisfare le esigenze del consumatore finale. Agendo sulla User Experience in un’ottica di miglioramento costante, il consumatore lo apprezzerà ancora di più.

Desideri approfondire l’argomento? Contattaci: Alberto e il resto del team sono a tua disposizione per soddisfare ogni tua curiosità e per dare vita alla tua idea.

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Alberto Ricci Bitti

Alberto Ricci Bitti

Quando l'elettronica incontra la creatività...

Imola, 28 ottobre 2020

 

Ciao Alberto,

Tu sei il mentore creativo della nostra Azienda. Ti distingui per il tuo modo di analizzare, scomporre e comprendere le cose. Il tuo sguardo è sempre sulle tecnologie future per rendere Eurek sempre un passo avanti.

 

Come hai conosciuto Eurek e perché ci hai scelti?

 

A: È una storia che ha origini lontane, quando ancora le interfacce utente non erano un “hot topic”, e un gruppo di appassionati si ritrovava nei weekend per realizzare un ricevitore radio computerizzato facendosi guidare solo dalla propria immaginazione. Io avevo il compito di sviluppare l’interfaccia visuale. In quell’occasione ebbi modo di conoscere uno dei soci della Eurek che capì subito il potenziale di quelle idee; ed io ebbi modo di apprezzare l’apertura mentale, lo slancio e lo spirito costruttivo che fondavano l’azienda. Ne nacque un’amicizia ed una collaborazione che durano fino ad oggi.

Qual è il tuo compito all’interno dell’Azienda?


A: È una domanda che non mi sono mai posto! Il mio ruolo sfocia in modo naturale dalle mie curiosità, una fusione fra tecnologia e user experience che ben si adatta al mio lavoro di tutti i giorni: la progettazione, la grafica e la programmazione degli schermi touch che abbiamo imparato a conoscere grazie alla diffusione di smartphone e tablet, e che oggi si adattano ad ogni tipo di apparecchio industriale. A questo ruolo si affianca sempre più una funzione di consulenza e formazione, perché sempre più clienti scoprono che non esiste dispositivo o macchinario che non possa beneficiare di nuovo valore grazie alla connessione, alla condivisione di dati e alle tecnologie internet.

Qual è il tuo approccio nello studio delle interfacce grafiche che i clienti ci commissionano?

 

A: Per me è indispensabile conoscere approfonditamente il prodotto in cui l’interfaccia andrà inserita. Tutti tendiamo ad identificare l’intero prodotto con il pannello di comando, sia esso un cruscotto, un sito, un bancomat o una macchina del caffè.
Il primo passo è trasformare gli “utenti” da generici utilizzatori in persone, figure più specifiche di cui analizzare caratteristiche, obiettivi, esigenze e priorità. E’ un procedimento che scatena un milione di domande (quando, come, perché e da chi viene utilizzato il dispositivo?) e non è insolito chiedere informazioni a tutte le figure aziendali, sviluppo, produzione, vendite, assistenza e marketing compresi. Nel caso ideale si osserva l’utilizzo sul campo, ma nel mondo industriale questo non sempre è possibile. Occorre molta curiosità e non bisogna cedere alla tentazione di fare una mera “fotocopia digitale” della situazione esistente. Raccolte tutte le informazioni, lo scoglio successivo è comunicare e rendere reale la visione del prodotto, di come le nuove tecnologie potranno migliorarlo,in modo che possa essere recepito da tutti: con storyboard e mockups cerchiamo di rendere l’idea del look and feel del prodotto finale. Un buon lavoro preliminare rende lo sviluppo finale del codice software più semplice e lineare.

Fino a che punto la User Experience e il codice Software sono collegate?

 

A: Più che collegato, direi proprio “cucito”! Il software è la materia grezza, il tessuto col quale si confeziona la User Experience. Come ogni buon sarto sa, occorre un buon tessuto, il giusto taglio, ed un lavoro esperto, accurato e paziente per arrivare a confezionare l’abito. Solo a lavoro finito, tessuto e cuciture spariranno dietro a quello che tutti vedranno come un impeccabile abito completo.

 

Il tuo metodo di lavoro è basato sull’analisi, per te è fondamentale “mettersi nei panni” di chi utilizzerà le nostre schede elettroniche. Da quale corrente di pensiero proviene questo modus operandi?

 

A: Quello che è poco noto è che c’è una solida disciplina scientifica dietro all’analisi dell’usabilità. Devo molto ad autori come Donald Norman (Apple, Hp), Jakob Nielsen (Sun, NNG), Alan Cooper (Microsoft) per avere tracciato le linee di riferimento che sono indispensabili per non perdere la bussola e prendere decisioni in un campo che, per sua natura, muta ed evolve continuamente. Fra le più grandi lezioni vi sono quella di non chiedere specifiche ma raccogliere le esigenze, di non chiedere cosa fare ma osservare come lo si fa, di registrare le interazioni e testare sempre le soluzioni. E, non ultimo, di non avere paura di scartare un’idea che si è rivelata inefficace: in questo campo, la soluzione perfetta non esiste.

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Lavaggio schede elettroniche: è davvero un vantaggio?

Lavaggio schede elettroniche: è davvero un vantaggio?

Quello relativo al lavaggio delle schede elettroniche è un tema ancora molto dibattuto nel settore dell’elettronica. Sul mercato, infatti, si possono trovare aziende che fanno della pulizia e nitidezza del circuito stampato il proprio punto di forza; altre imprese, invece, adottano processi di produzione alternativi, che non richiedono questo passaggio. Come sempre, la verità sta nel mezzo: se da un lato è fondamentale mostrare un prodotto finito bello e di qualità al cliente, dall’altro lato il lavaggio può comportare svantaggi non indifferenti, in termini di costi e durata nel tempo del prodotto. In questo articolo, approfondiremo con Gabriele, uno dei pilastri del reparto produzione di Eurek, questo interessante argomento, offrendo la nostra opinione al riguardo.  

Perché le schede elettroniche vengono lavate?

 

Il processo di produzione delle schede elettroniche prevede operazioni chimico-fisiche che vanno inevitabilmente ad alterare la bellezza estetica del prodotto. Ciò avviene principalmente in fase di montaggio della scheda elettronica, quando vengono utilizzate le leghe saldanti per integrare perfettamente i componenti al circuito stampato. In queste circostanze, soprattutto quando a essere impiegato è lo stagno con il piombo o lo stagno lead free, la scheda elettronica può presentare aloni attorno ai punti di saldatura: l’effetto deriva infatti dalla mancanza di evaporazione del flussante presente nella lega saldante. Per poter presentare al meglio il prodotto al cliente, quindi, molte aziende procedono con un’intensa attività di pulizia, che prevede anche il lavaggio per mezzo di attrezzatura tecnica.

Il lavaggio delle schede elettroniche viene effettuato solamente per migliorare l’aspetto fisico del prodotto. Per questo, l’IPC, organizzazione di riferimento per la definizione degli standard qualitativi per l’industria elettronica, sostiene che questo intervento oggi non è più essenziale: l’alone, seppur poco piacevole da vedere, non viene ritenuto un difetto per la scheda elettronica. 

 

Quali sono gli svantaggi di questa operazione?

 

Se da un lato va a migliorare l’aspetto esteriore della scheda elettronica, dall’altro lato il lavaggio non è sempre conveniente, né per l’azienda produttrice né per il cliente. Dal punto di vista dell’impresa, infatti, questa operazione comporta un notevole incremento dei costi di produzione. Basti pensare a:

  • Acquisto di macchine innovative, come lavastoviglie e forni, che vadano dapprima a lavare e poi ad asciugare la scheda elettronica. Consideriamo che questi prodotti richiedono accortezze particolari (per esempio, il controllo della temperatura e la massima delicatezza durante il lavaggio) e che quindi è necessario dotarsi di macchine all’avanguardia.
  • Costo della manodopera: gli operatori devono garantire il corretto maneggiamento, trasporto e inserimento della scheda elettronica nella lavastoviglie e successivamente nel forno. 
  • Utilizzo di H2O pura: per assicurare un risultato finale brillante, la lavastoviglie deve funzionare per mezzo di acqua deionizzata. Ciò comporta inevitabilmente l’acquisto di filtri particolari, talvolta anche molto costosi.
  • Maggior spazio occupato per la disposizione delle macchine e l’attività ordinaria degli operatori addetti al lavaggio. 

E per quanto riguarda il cliente? Alcuni componenti della scheda elettronica non possono essere lavati: l’immersione in una quantità elevata di acqua potrebbe causare il danneggiamento della scheda elettronica o una minor durata del prodotto. Ciò inciderebbe ovviamente sui costi dell’azienda, che si troverebbe costretta a sostituire periodicamente il prodotto.

Esistono alternative al lavaggio delle schede elettroniche?

 

Giunti a questo punto, viene spontaneo chiedersi: il lavaggio della scheda elettronica è l’unica operazione che abbiamo a disposizione per proporre schede elettroniche performanti e belle? Fortunatamente, nel settore dell’elettronica si è diffusa da qualche anno a questa parte una valida alternativa: l’adozione di un processo noclean. Così chiamata proprio perché non prevede un lavaggio ad acqua del prodotto, questa operazione si caratterizza per l’uso di leghe saldanti diverse dal piombo. Per esempio, nell’elettronica SMD si assiste a un utilizzo sempre più frequente di una pasta saldante composta da stagno (70-90%), argento (2,5-5%) e rame (0,5-1%). Lo stesso avviene per la finitura manuale del prodotto, ma in percentuali diverse: stagno (98%), argento (1,5%) e rame (0,5%). Per quanto riguarda la saldatrice a onda, viene normalmente utilizzata una lega composta in prevalenza da stagno (99,5%), combinato con germanio (0,2%) e nichel (0,3%). Così facendo, grazie alla caratteristiche chimiche che contraddistinguono queste leghe, gli aloni diventano meno evidenti, tanto da risultare percettibili all’occhio umano solamente attraverso la lente d’ingrandimento. 

Prima della presentazione della scheda al cliente, comunque, Eurek rimuove il flussante in eccesso per mezzo dei “flux remover”, che oltre a spruzzare il prodotto procedono a una “spazzolatura” nei punti più critici. 

I vantaggi di adottare il processo noclean sono evidenti: si risparmia notevolmente sui costi di produzione e, al tempo stesso, il prodotto si presenta pulito e nitido, pronto per essere utilizzato.

In conclusione…

 

Esistono 2 differenti scuole di pensiero attorno al complesso tema del lavaggio delle schede elettroniche. C’è chi, a fronte di numerose richieste da parte dei clienti, sceglie di procedere con questa pratica integrando una linea produttiva ad hoc; c’è chi, invece, adotta la concezione “noclean” per evitare di sottoporre il prodotto a un ulteriore processo chimico. 

Che si tratti di utilizzare metodi di lavaggio tradizionali o di adottare sistemi alternativi, ciò che conta è offrire un prodotto di qualità al cliente: una scheda elettronica che sappia valorizzare ulteriormente i suoi prodotti, nel pieno rispetto delle normative dettate dall’IPC. 

Sei curioso di conoscere nel dettaglio il processo noclean? Contatta Gabriele: sarà felice di rispondere a tutte le tue domande. 

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Stampante in 3D: perché Eurek la utilizza nell’elettronica?

Stampante in 3D: perché Eurek la utilizza nell’elettronica?

Nell’elettronica, come in ogni settore lavorativo, sono i dettagli a fare la differenza. Oltre che dalla qualità del prodotto e del servizio offerto, infatti, il cliente rimane piacevolmente sorpreso dall’attenzione che viene riposta anche nei confronti degli elementi più piccoli o generalmente sottovalutati. È proprio per stupire la nostra clientela, presentando al meglio la scheda elettronica, che Eurek ha deciso di dotarsi delle stampanti in 3D. Come funzionano e in quali ambiti vengono utilizzate? Nei prossimi paragrafi approfondiremo questo affascinante mondo con Gabriele, una delle colonne portanti del reparto di produzione della nostra azienda.  

Come funzionano le stampanti in 3D?

 

Come indica il termine stesso, le stampanti in 3D riprendono le caratteristiche e il funzionamento delle stampanti che utilizziamo quotidianamente per trasferire su carta documenti e immagini digitali. Le differenze più consistenti tra queste macchine riguardano principalmente la necessità di realizzare un progetto dell’oggetto da stampare e il materiale di stampa.

Tutto prende il via, quindi, con una fase di progettazione del prodotto da realizzare: grazie a strumenti tecnici ad hoc, è possibile creare un documento che conterrà tutti i dettagli dell’oggetto finale, dalla lunghezza alla larghezza, passando per la profondità, il materiale, la forma. All’interno di Eurek, è l’ufficio tecnico a redigere questo importante documento, che sarà successivamente salvato in formato STL (Standard Triangulation Language): così facendo, vengono approssimate le superfici di un modello solido per mezzo di triangoli e ciò permette di determinare preventivamente eventuali problematiche nell’oggetto da stampare. Una volta terminato il progetto, viene caricato in una comune scheda di memoria SD e inserito nella stampante in 3D.

All’interno di questa macchina, la comune testina viene sostituita con un estrusore, che non utilizza quindi l’inchiostro, bensì i polimeri dei materiali prescelti. A proposito, esistono diversi tipi di materiali che possono essere utilizzati per la stampa in 3D. Tra i più comuni, possiamo trovare i filamenti, la polvere e il pellet. Da Eurek, normalmente ci affidiamo al filamento plastico PLA, che si presenta molto versatile e può essere impiegato a diverse temperature senza richiedere particolari accortezze.

Per quali scopi utilizziamo le stampanti in 3D?

 

Il team di Eurek utilizza le stampanti in 3D principalmente per realizzare la chiusura meccanica della scheda elettronica, ossia un involucro di plastica all’interno del quale viene racchiuso il prodotto finito. Ciò permette di innalzare la qualità del servizio di produzione della scheda elettronica offerto al cliente: la scheda viene infatti consegnata all’interno di una tastiera o di un componente creato su misura. La chiusura meccanica ricopre inoltre un ruolo protettivo: grazie a questo accessorio, chiunque può maneggiare la scheda elettronica senza temere di rovinarla.

Talvolta, può capitare che le stampanti in 3D vengano impiegate anche nella fase iniziale del montaggio della scheda elettronica, ossia per la prototipazione. In questo step, vengono realizzati i campioni della scheda elettronica, fondamentali per individuare tempestivamente eventuali lacune o anomalie che possono comprometterne il funzionamento.

Perché è importante dotarsi e utilizzare le stampanti in 3D? In primis, la creazione di un “guscio protettivo” per la scheda elettronica minimizza il rischio di danneggiamenti durante il trasporto o il maneggiamento del prodotto. Ciò consente oltretutto una durata maggiore del prodotto nel tempo, evitando quindi che il cliente debba incorrere periodicamente in nuove spese o immettere sul mercato una scheda di bassa qualità.

Dal punto di vista di Eurek, e quindi di chi costruisce le schede elettroniche, utilizzare le stampante in 3D significa evitare il costo del fornitore che dovrebbe realizzare la chiusura meccanica. Non solo. In questo modo, possiamo avere il massimo controllo sul prodotto, dalla fase di prototipazione a quella di consegna. Un aspetto di vitale importanza per garantire sempre un prodotto performante e innovativo al cliente.

In conclusione…

 

Quello che per molti oggi è un passatempo, a livello aziendale può divenire un ulteriore mezzo per dimostrare la massima cura riservata a ogni prodotto. È ciò che accade con le stampanti in 3D, macchine utili per la realizzazione di corredi aggiuntivi importanti per le schede elettroniche, nonché per avere il massimo controllo sul prodotto a fronte di una diminuzione consistente dei costi.

Sei curioso di conoscere nel dettaglio come opera il nostro team per offrire sempre un servizio di qualità ed efficienza ai clienti? Consulta i nostri casi di successo o mettiti in contatto con noi: Gabriele e il resto del team risponderanno con piacere a ogni tua domanda.  

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